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Albino Armani: una storia di innovazione che parte da “uno sguardo lungo”

“WINEAROUND mi dà la possibilità di ricevere più prenotazioni in modo ordinato e di potermi organizzare per offrire un servizio migliore.”

Federico Armani

Titolare

In questa tappa del nostro percorso siamo andati quasi in montagna per conoscere l’azienda Albino Armani che, dal 1600 ad oggi, ha impostato il suo lavoro su uno “sguardo lungo”. Una capacità di innovare in qualunque epoca che parte dal rispetto del territorio per arrivare al digitale.

scritto da Roberta Milano

Contenuti

La storia, la famiglia e l’importanza delle persone

Siamo con Federico Armani, marketing director della cantina Albino Armani e, come sempre, iniziamo questa intervista dall’elemento umano, dall’identità, dalla famiglia. Raccontaci.

La storia, come spesso capita nelle storie belle, è lunga e intricata. Nasciamo nel lontano 1607, con un atto notarile che tramanda di padre in figlio una terra di “arbori e vigne”. Da lì in poi la famiglia ha sempre coltivato la vite.

È una storia senza blasoni, è una storia di lavoro contadino che parte dal Trentino. Negli anni si sposta poi in Veneto, nella Val d’Adige veronese, dove Antonio Armani ha trasformato questo lavoro anche in un’azienda. Negli anni ‘60 inizia l’avventura di commercializzazione: prima di vini sfusi, poi di imbottigliamento, seguendo la parabola dell’enologia italiana.

Federico Armani

Titolare

“Siamo una famiglia nomade che racconta un approccio alpino alla viticoltura”

La svolta è stata la decisione di Albino Armani di iniziare a valorizzare questi vini di una terra di confine con un nome, un’etichetta e, in ultima analisi, ha creato un’identità. Negli anni recenti l’azienda si è allargata con la volontà di raccontare un certo modo di fare enologia e un certo modo di esprimere il rispetto verso le radici agricole.

Adesso l’azienda lavora prevalentemente in Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia; quindi, siamo una famiglia nomade che non si è mai fermata alla propria regione di provenienza ma cercando di raccontare quello che per noi è un approccio alpino alla viticoltura. Ci interessa narrare quelle comunità, quel tipo di cultura, e pensiamo che il vino sia uno dei mezzi più importanti per farlo.

Legame e importanza del territorio

Siamo già entrati, in modo naturale, nel secondo tema che ci sta a cuore: il rapporto con il territorio. Già dalla vostra comunicazione sul sito il legame sembra forte, indissolubile, ma espresso con sobrietà.

È vero ed è voluto. Chi entra sul sito vede molto più verde che persone. Il nostro approccio è stato proprio quello di raccontare il vino come l’ultimo tassello di un processo lunghissimo che, per la nostra famiglia, è lungo anche in termini di secoli, ma lo è soprattutto in termini di filiera. Per noi fare vino vuol dire principalmente raccontare tutto ciò che sta intorno al vino.

Federico Armani

Titolare

“Ci siamo sempre pensati più come interpreti del territorio che come autori.”

Qui nel bicchiere che abbiamo in mano, tu ritrovi quella che è una fotografia del territorio, non un’interpretazione dell’enologo o del produttore. Ci siamo sempre pensati molto più come interpreti del territorio che come autori

Per anni il vino è stato, invece, visto come l’interpretazione un po’ egotica di un enologo o di un produttore che voleva esprimere sé stesso, quello che il vino rappresentava per lui all’interno del bicchiere. Quello non è l’approccio che stiamo cercando di avere noi. Vogliamo essere soprattutto narratori della cultura che sta intorno a quel vino e che è il presupposto che quel vino crea.

Conseguentemente, vogliamo che tutto ciò si rifletta nella comunicazione: nel descrivere il nostro lavoro sul sito, non mettiamo un volto ma il territorio, il vero protagonista: preferisco mettere lo scatto di una montagna o di un vigneto specifico. Pensiamo sia molto più importante portare l’attenzione su ciò che permane rispetto a ciò che passa. Mi piace pensare che il lavoro che stiamo facendo sia più un lavoro di divulgazione che un lavoro di commercio o di vendita.

Posso contraddirti? C’è una cosa che vi contraddistingue, e sono i valori. Ogni fotografia ha comunque un punto di vista personale che lo contraddistingue. Non lo dico per sminuire, anzi: il vostro approccio arriva.

I valori sono una cosa che noi naturalmente abbiamo ereditato e quello che stiamo cercando di fare è un ragionamento intorno a quei valori per renderli attuali. Prendiamo il concetto di sostenibilità. Ad Albino piace pensare che la maggior parte dei discorsi che facciamo oggi sulla sostenibilità sono discorsi che in passato i nostri vecchi chiamavano buonsenso. Non possiamo dire che questi valori siano originali, spesso si tratta di guardare quello che ti sta alle spalle, prendere quello che ha valore oggi e tradurlo in azioni. Siamo contemporanei ma in fondo stiamo solo recuperando le nostre radici.

Cosa è per voi innovazione?

E qui entriamo nel tema dell’innovazione. Perché non è scontato questo approccio alla sostenibilità. Oggi parlano tutti di cambiamento climatico e approccio sostenibile. Però voi avete anticipato i tempi. Per sensibilità o intuizione, e questo vi rende molto credibili.

Chi ama davvero un territorio ce l’ha nel sangue. Quella cosa che oggi chiamiamo sostenibilità, in fondo dovrebbe essere un atteggiamento naturale: se sei legato ai tuoi luoghi, sarai necessariamente portato a difenderli e ad avere quello che io chiamo lo “sguardo lungo”. Ma alla fine si tratta semplicemente di buonsenso. E sicuramente almeno Armani ha avuto questo sguardo lungo.

Possiamo, per estensione, definire quello dello “sguardo lungo” come il vostro approccio all’innovazione a prescindere da quale argomento riguardi?

Devo ancora capire bene se è una cosa solo nostra o è del settore. I tempi della terra e, soprattutto, i tempi della vigna, sono dei tempi dilatati. Ogni decisione avrà effetti nel lungo periodo. Se lavori in un mondo come quello del vino sai che quando pianti una vigna resterà lì per altri trenta o quaranta anni. È naturale pensare con uno sguardo un po’ più lungo, con un respiro un più ampio: o hai un approccio all’innovazione come tuo valore fondativo oppure sbagli.

Federico Armani

Titolare

“I tempi della vigna sono tempi dilatati, ogni decisione avrà effetti nel lungo periodo: o hai un approccio all’innovazione come tuo valore fondativo, oppure sbagli”

Albino, Armani questo approccio lo ha messo in pratica integrando una dimensione di ricerca, che era propria del suo lavoro, con l’amore e la volontà di prendersi cura delle cose. Una delle prime bottiglie che è stata imbottigliata è il Foja Tonda, che era di fatto un’uva in via d’estinzione. Attraverso un lavoro di ricerca durato davvero una quindicina d’anni, adesso è tornata a vivere. Un racconto di sostenibilità vera, di salvataggio di genomi unici della Valle dell’Adige e, quindi, di preservazione di un ecosistema.

Lavorare su una cosa apparentemente semplice come un bicchiere di vino, implica sempre innovazione, un legame naturale e inscindibile.

Mi dicevi, tra l’altro, che in anni non sospetti in cui il dibattito non era così stringente sul cambiamento climatico, voi avevate già sperimentato alcune azioni.

Oggi, con il cambiamento climatico, i territori di montagna sono quelli in cui guardano sia i viticoltori che i consumatori. Di necessità. Però non ho quasi mai sentito dire ad Albino “voglio andare a fare il vino sul Monte Baldo perché c’è il cambiamento climatico”. No, lui diceva e dice “voglio andare a fare il vino sul Monte Baldo perché voglio valorizzare quella comunità, voglio che torni il lavoro lì, voglio raccontare che cosa succede a un vino di montagna fatto lì”. Il cambiamento climatico non è un ragionamento che è stato considerato come motivazione primaria.

Lo sviluppo dell’enoturismo e l’ospitalità

Arriviamo al tema di questo incontro che è l’enoturismo. Come nasce? Quanto è importante per voi? Perché lo fate?

Il turismo per noi è diventato molto più importante negli ultimi anni, abbiamo seguito la spinta di una domanda crescente. Lo abbiamo sviluppato seguendo coerentemente i valori che raccontavo prima. Quando si parla di sostenibilità il modo più facile per far arrivare il messaggio è far venire le persone in vigna. Non ci sono infografiche, tabelle o dati scientifici che possano competere con il toccare con mano la campagna.

Siamo fortunati perché lavoriamo in posti sani e i posti sani, a livello di ecosistema, sono sempre posti belli, questo aiuta non poco. In più raccontiamo un lato un po’ più inedito dell’enoturismo, sempre accanto a montagne o comunque a contesti d’altura. Anche a Marano di Valpolicella, dove facciamo la maggior parte delle visite, i vigneti arrivano fino a 600 metri sul livello del mare. Quindi stiamo parlando di una Valpolicella completamente inedita che racconta di un terroir completamente diverso.Ed è stato molto interessante, per noi, ricevere i feedback dei turisti, sia sulle visite sia sul vino. Per me è vitale vedere la reazione delle persone. Vale più di cento questionari o survey mandati fino all’altra parte del mondo. Chi fa enoturismo ha un bagaglio umano di feedback diretti stratosferici.

Federico Armani

Titolare

“Chi fa enoturismo ha un bagaglio umano di feedback diretti stratosferici”

Voi interpretate l’enoturismo con un’offerta abbastanza ricca che spazia con alcune offerte anche sul territorio o legate allo sport.

Il legame causa effetto, anche qui, è capovolto: per essere “più interpreti che autori” abbiamo prima messo davanti il territorio. La Val d’Adige e Marano di Valpolicella sono due territori che distano solo sette chilometri ma sono completamente diversi e così è diversa la nostra offerta. In Val d’Adige ci sono le falesie, sei circondato dalle montagne, c’è il fiume Adige che solca la valle, c’è una pista ciclabile che attraversa tutti i nostri vigneti: quindi abbiamo cercato il più possibile di contaminare quella che era l’esperienza enoturistica con quella che erano le attività della Valle. Marano di Valpolicella è un luogo completamente diverso che richiede più contemplazione, un approccio un po’ più lento: abbiamo creato un’offerta intorno alla volontà di rispettare quelle specificità del territorio.

Come il digitale e WINEAROUND vi stanno aiutando nella crescita

E arriviamo al tema finale: il digitale. Per alcuni l’elemento digitale che si innesta sul vostro lavoro viene visto come qualcosa di freddo, vissuto quasi in alternativa agli aspetti umani. Voi, invece, ci avete creduto e in anticipo. Puoi raccontarci, anche a beneficio di altri, perché lo avete fatto e quali i vantaggi?

Non ho mai visto questa cesura fra mondo reale e mondo digitale: le cose digitali fatte bene, servono a rispondere a un bisogno reale dell’essere umano. In questo caso per noi il digitale si è rivelato l’alleato indispensabile per arrivare all’obiettivo che ci eravamo posti, ovvero fare conoscere la nostra offerta a più persone possibile. Senza gli strumenti digitali non saremmo riusciti ad avvicinarci neanche lontanamente a quello che era il nostro obiettivo.

Federico Armani

Titolare

“non riesco a immaginare il mio lavoro senza uno strumento di prenotazione digitale”

Ma oltre alla comunicazione c’è la prenotazione digitale, ancora più utile. Mi dà la possibilità di ricevere più prenotazioni in modo ordinato e di potermi organizzare per offrire un servizio migliore. Se aprissi le porte della cantina e accogliessi tutti i turisti che arrivano senza un ordine, non riuscirei a dare il livello di servizio che voglio dare; servizio che necessita sia di un tempo di preparazione, sia di una programmazione dei flussi. È assolutamente fondamentale, per noi operatori, per poter lavorare al meglio.

Poi c’è un vantaggio indiretto: il turismo del vino era un po’ elitario, c’era una sorta di muro tra il consumatore e la visita in cantina che, invece, la prenotazione digitale abbatte. Il consumatore preferisce un sistema che gli permetta di decidere quali sono le sue priorità in autonomia e con i suoi tempi. Dico la verità, non riesco a immaginare il mio lavoro senza uno strumento di prenotazione digitale. Poi c’è l’aspetto marketing: lo strumento mi consente anche di conoscere meglio chi è venuto a visitarci in termini di dati aggregati, per categorie o provenienza geografica.

Federico Armani

Titolare

“la piattaforma risponde a un bisogno e mi permette di crescere”

Conoscere i gusti, ad esempio, mi è molto utile: come “nerd” mi piace avere i dati di visita aggregati nei miei cluster, mi permette di fare analisi o campagne mirate e molto altro. Come tutti gli strumenti digitali fatti bene, la piattaforma risponde a un bisogno e mi permette di crescere.

In pratica: se io so che a te piace una cosa, posso proporti esattamente quella. Poi deciderò se e come fare anche upselling o crosselling cercando sempre di dare al consumatore quello che più gli interessa.

Qual è il principale vantaggio per l’azienda? Essere il più puntuale e preciso possibile nell’offerta. Alla fine, lo strumento digitale serve a entrambi: per il consumatore è lo strumento per avere un’esperienza migliore; a me consente di poterla fornire. Niente più di questo, niente meno di questo. Come tutte le cose semplici, è forse la cosa più fondamentale, la più importante. Ma senza strumenti digitali non avrei idea di come farlo.

Federico Armani

Titolare

Il digitale ci dà la possibilità di fare meglio, in un modo più tempestivo ed efficace, quello che ogni azienda vuole fare

Infine, lo strumento ci permette rimanere in contatto nel tempo con e-mail e offerte dedicate. E così, in tanti tornano.Il digitale ci dà la possibilità di fare meglio, in un modo più tempestivo ed efficace, quello che ogni azienda vuole fare. Per noi è una sorta di amplificatore di un rapporto e di necessità che – alla fine – sono sempre umane.

Grazie dell’ospitalità e della disponibilità a raccontarci la vostra esperienza. Grazie mille.

scritto da Roberta Milano

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